blabla-sonia: Favola d'Amore

sabato, luglio 01, 2006

Favola d'Amore


Per un po' di giorni, vi lascio con questa bellissima favola di Hermann Hesse, in modo che possiate gustarvela fino in fondo, giusto da assaporarne la sua essenza.

Appena giunto in paradiso Pictor si trovò dinnanzi ad un albero che era insieme uomo e donna. Pictor salutò l'albero con riverenza e chiese: "Sei tu l'albero della vita?". Ma quando, invece dell'albero, volle rispondergli il serpente, egli si voltò e andò oltre. Era tutt'occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo. Sentiva chiaramente di trovarsi nella patria e alla fonte della vita.

E di nuovo vide un albero, che era insieme sole e luna. Pictor chiese:"Sei tu l'albero della vita?".

Il sole annuì e sorrise. Fiori meravigliosi lo guardavano, con una moltitudine di colori e luminosi sorrisi, con una moltitudine di occhi e di visi. Alcuni annuivano e ridevano, altri annuivano e non sorridevano: ebbri tacevano, in se stessi si perdevano, nel loro profumo si fondevano. Un fiore cantò la canzone del lillà, un fiore cantò la profonda ninna nanna azzurra. Uno dei fiori aveva grandi occhi blu, un altro gli ricordava il primo amore. Uno aveva il profumo del giardino dell'infanzia, il suo dolce profumo risuonava come la voce della mamma. Un altro, ridendo, allungò verso di lui la sua rossa lingua curva. Egli vi leccò, aveva un sapore forte e selvaggio, come la resina e di miele, ma anche come di bacio di donna.

Tra tutti questi fiori stava Pictor, pieno di struggimento e di gioia inquieta. Il suo cuore, quasi fosse una campana, batteva forte, batteva tanto; il suo desiderio ardeva verso l'ignoto, verso il magicamente prefigurato.

Pictor scorse un uccello sull'erba posato e di luminosi colori ammantato, di tutti i colori il bell'uccello sembrava dotato. Al bell'uccello variopinto egli chiese:"Uccello, dove è dunque la felicità?"

"La felicità?" disse il bell'uccello e rise con il suo becco dorato, "la felicità, amico, è ovunque, sui monti e nelle valli, nei fiori e nei cristalli".

Con queste parole l'uccello spensierato scosse le sue piume, allungò il collo, agitò la coda, socchiuse gli occhi, rise un'ultima volta e poi rimase seduto immobile, seduto fermo sull'erba, ed ecco: l' uccello era diventanto un fiore variopinto, le piume si erano trasforma in foglie, le unghie in radici. Nella gloria dei colori, nella danza e negli splendori, l'uccello si era fatta pianta. Pictor vide questo con meraviglia.

E subito il fiore-uccello cominciò a muovere le sue foglie e i suoi pistilli, già era stanco del suo essere fiore, già non aveva più radici, scuotendosi un po' si innalzò lentamente e fu una splendida farfalla, che si cullò nell'aria, senza peso, tutta di luce soffusa, splendente nel viso. Pictor spalancò gli occhi dalla meraviglia.

Ma la nuova farfalla, l'allegra variopinta farfalla-fiore-uccello, il luminoso volto colorato volò intorno a Pictor stupefatto, luccicò al sole, scese a terra lieve come un fiocco di neve, si sedette vicino ai piedi di Pictor, respirò dolcemente, tremò un poco con le ali splendenti, ed ecco, si trasformò in un cristallo colorato, da cui si irraggiava una luce rossa. Stupendamente brillava tra erba e piante, come rintocco di campana festante, la rossa pietra preziosa. Ma la sua patria, la profondità della terra, sembrava chiamarla; subito incominciò a rimpicciolirsi e minacciò di scomparire.
Allora Pictor, spinto da un anelito incontenibile, si protese verso la pietra che stava svanendo e la tirò a sé.
Estasiato, immerse lo sguardo nella sua luce magica, che sembrava irragiarli, nel cuore il presentimento di una piena beatitudine.

All'improvviso, strisciando sul ramo di un albero disseccato, il serpente gli sibilò nell'orecchio: "la pietra ti trasforma in quello che vuoi. Presto, dille il tuo desiderio, prima che sia troppo tardi!".

Pictor si spaventò e temette di vedere svanire la sua fortuna. Rapido disse la parola e si trasformò in un albero. Giacché più di una volta aveva desiderato essere albero, perchè gli alberi gli apparivano così pieni di pace, di forza e di dignità.

Pictor divenne albero. Penetrò con le radici nella terra, si allungò verso l'alto, foglie e rami germogliarono dalle sue membra. Era molto contento. Con fibre assetate succhiò nelle fresche profondità della terra e con le sue foglie sventolò alto nell'azzurro. Insetti abitavano nella sua scorza, ai suoi piedi abitavano il porcospino e il coniglio, tra i suoi rami gli uccelli.

L'albero Pictor era felice e non contava gli anni che passavano. Passarono molti anni prima che si accorgesse che la sua felicità non era perfetta. Solo lentamente imparò a guardare con occhi d'albero. Finalmente poté vedere, e divenne triste.

Vide infatti che intorno a lui nel paradiso gran parte degli esseri si trasformava assai spesso, che tutto anzi correva in un flusso incantato di perenni trasformazioni. Vide fiori diventare pietre preziose o volarsene via come folgoranti colibrì. Vide accanto a sé più di un albero scomparire all'improvviso: uno si era sciolto in fonte, un altro era diventato coccodrillo, un altro ancora nuotava fresco e contento, con grande godimento, come pesce allegro guizzando, nuovi giochi in nuove forme inventando. Elefanti prendevano la veste di rocce, giraffe la forma di fiori.

Lui invece, l'albero Pictor, rimaneva sempre lo stesso, non poteva più trasformarsi. dal momento in cui capì questo, la sua felicità se ne svanì: cominciò ad invecchiare e assunse sempre più quell'aspetto stanco, serio afflitto, che si può osservare in molti vecchi alberi. Lo si può vedere anche tutti i giorni nei cavall, negli uccelli, negli uomini e in tutti gli essere: quando non possiedono il dono della trasformazione, col tempo sprofondano nella tristezza e nell'abbattimento, e perdono ogni bellezza.

Un bel giorno, una fanciulla dai capelli biondi e dalla veste azzurra si perse in quella parte del paradiso. Cantando e ballando la bionda fanciulla correva tra gli alberi e prima di allora non aveva mai pensato di desiderare il dono della trasformazione. Più di una scimmia sapiente sorrise al suo passaggio, più di un cespuglio l'accarezzò lieve con le sue propaggini, più di un albero fece cadere al suo passaggio un fiore, una noce, una mela, senza che lei vi badasse.

Quando l'albero Pictor scorse la fanciulla, lo prese un grande struggimento, un desiderio di felicità come non gli e ancora mai accaduto. E allo stesso tempo si trovò preso in una profonda meditazione, perchè era come se il suo stesso sangue gli gridasse: "Ritorna in te! Ricordati in questa ora tutta la tua vita, trovane il senso, altrimenti sarà troppo tardi e non ti sarà più data alcuna felicità". Ed egli ubbidì.

Rammemorò la sua origine, i suoi anni di uomo, il suo cammino verso il paradiso, e in modo particolare quell'istante prima che si facesse albero, quell'istante meraviglioso in cui aveva avuto in mano quella pietra fatata. Allora, quando ogni trasformazione gli era aperta, la vita in lui era stata ardente come non mai! Si ricordò dell'uccello che allora aveva riso e dell'albero con la luna e il sole; lo prese il sospetto che allora avesse perso, avesse dimenticato qualcosa, e che il consiglio del serpente non era stato buono.

La fanciulla udì un fruscio tra le foglie dell'albero Pictor, alzò lo sguardo e sentì, con un improvviso dolore al cuore, nuovi pensieri, nuovi desideri, nuovi sogni muoversi dentro di lei. Attratta dalla forza sconosciuta si sedette sotto l'albero. Esso le appariva solitario, solitario e triste, e in questo bello, commovente e nobile nella sua muta tristezza; era incantata dalla canzone che sussurrava lieve la sua chioma. Si appoggiò al suo tronco ruvido, sentì l'albero rabbrividire profondamente, sentì lo stesso brivido nel proprio cuore. Il suo cuore era stranamente dolente, nel cielo della sua anima scorrevano nuvole, dai suoi occhi cadevano pesanti lacrime. Cosa stava succedendo? Perché doveva soffrire così? Perché il suo cuore voleva spaccare il petto e andare a fondersi con lui, con esso, con il bel solitario? L'albero tremò silenzioso fin nelle radici, tanto intensamente raccoglieva in sé ogni forza vitale, proteso verso la fanciulla, in un ardente desiderio di unione. Ohimé, perché si era fatto raggirare dal serpente per essere confinato così, per sempre, solo in un albero! Oh, come era stato cieco, come era stato stolto! Davvero allora sapeva così poco, davvero era stato così lontano dal senso della vita? No, anche allora aveva sentito e presagito, ohimé! E con dolore e profonda comprensione pensò ora all'albero che era fatto uomo e donna!

Venne volando un uccello, rosso e verde era l'uccello, ardito e bello, mentre descriveva nel cielo un anello. La fanciulla lo vide volare, vide cadere dal suo becco qualcosa che brillò rosso come sangue, rosso come brace, e cadde tra le verdi piante, il richiamo squillante della sua rossa luce era tanto intenso, che la fanciulla si chinò e sollevò quel rossore. Ed ecco che era un cristallo, un rubino, ed intorno ad esso non vi può essere oscurità.

Non appena la fanciulla ebbe preso la pietra fatata nella sua mano bianca, immediatamente si avverò il sogno che le aveva riempito il cuore. La bella fu presa, svanì e divenne tutt'uno con l'albero, si affacciò dal suo tronco come un robusto giovane ramo che rapido si innalzò verso di lui.

Ora tutto era a posto, il mondo era in ordine, solo ora era stato trovato il paradiso, Pictor non era più un vecchio albero intrinsito, ora cantava forte Pictoria. Vittoria. Era trasformato. E poiché questa volta aveva raggiunto la vera trasformazione, perchè da una metà era diventato un tutto, da quell'istante poté continuare a trasformarsi, tanto quanto voleva. Incessantemente il flusso fatato del divenire scorreva nelle sue vene, perennemente partecipava della creazione risorgente ad ogni ora.

Divenne capriolo, divenne pesce, divenne uomo e serpente, nuvola e uccello. In ogni forma però era intero, era una "coppia", aveva in sé luna e sole, uomo e donna, scorreva come fiume gemello per terre stava come stella doppia in cielo.

Hermann Hesse

23 Comments:

Anonymous gidibao said...

Adoro Hermann Hesse!
Ma quanto si sente da "L'albero della vita" il legame di Hesse con la psicologia del profondo della scuola junghiana e con lo stesso insigne psicologo SVIZZERO.
Grazie Sonia per aver dato spazio a questa bellissima fiaba ;)

un bacetto di buona notte :)

1:15 AM, luglio 02, 2006  
Blogger Carmen said...

Se non mi sbaglio credo che sia da questa fiaba che ramazzotti ha scritto la canzone "favola" che io adoro in particolar modo :) mmmm asp se la trovo ti metto il testo :)
E raccontano che lui si trasformò
in albero e che fu
per scelta sua che si fermò
e stava lì a guardare
la terra partorire fiori nuovi
così
fu nido per conigli e colibrì
il vento gl'insegnò i sapori di
di resina e di miele selvatico
e pioggia lo bagnò
la mia felicità - diceva dentro se stesso -
ecco... ecco... l'ho trovata ora che
ora che sto bene
e che ho tutto il tempo per me
non ho più bisogno di nessuno
ecco la bellezza della vita che cos'è
"ma un giorno passarono di lì
due occhi di fanciulla
due occhi che avevano rubato al cielo
un po' della sua vernice"
e sentì tremar la sua radice
quanto smarrimento d'improvviso dentro sé
quello che solo un uomo senza donna sa che cos'è
e allungò i suoi rami
per toccarla
capì che la felicità non è mai la metà
di un infinito
ora era insieme luna e sole
sasso e nuvola
era insieme riso e pianto
o soltanto
era un uomo che cominciava a vivere
ora
era il canto che riempiva
la sua grande
immensa solitudine
era quella parte vera
che ogni favola d'amore
racchiude in sé
per poterci credere

Credo che abbia un significato bellissimo :) buon fine settimana
un bacio

4:45 AM, luglio 02, 2006  
Anonymous wibo said...

Beh, Sonietta, che dire... Grazie! Questa volta, secondo me, hai scelto un argomento che alimenta pensieri molto profondi in ognuno di noi.
Non posso che condividere le parole di Hesse, poiché anch'io sono fermamente convinto, che il vero significato della nostra esistenza sta nella ricerca della metà mancante, ed una volta trovata, evolvere, crescere insieme.
Esiste qualcosa di più bello?

8:41 AM, luglio 02, 2006  
Blogger sonia said...

gidi: per me portare qui hermann hesse,e dedicargli tutto questo spazio, non può che farmi sotanto un immenso piacere.

carmen: si è proprio così, Ramazzotti per la canzone "favola", ha proprio preso spunto da questa bellissima favola.

6:02 PM, luglio 02, 2006  
Blogger sonia said...

Wibo: benvenuto! Mi piace molto il tuo commento,sono fermamente convinta anche io di quanto tu affermi.
Grazie!

6:06 PM, luglio 02, 2006  
Blogger sonia said...

wibo ma chi sei?

2:32 AM, luglio 03, 2006  
Blogger Düsseldorfer said...

Molto bella!
Io non conosco Hermann Hesse molto bene ma devo dire che l'ho letta due volte e ha molto 'senso'

4:44 PM, luglio 03, 2006  
Blogger paolo said...

ciao Sonia sono Gingi e il mio papy mi ha fatto vedere questo sito, volevo solo salutarti e sapere, come stà Milo? io sono piccola e non so chi è questo signore, a presto Gingi.

7:03 PM, luglio 03, 2006  
Anonymous Giast said...

Bella favola Sonia, è sicuramente il primo sogno nella vita di una persona quella di trovare l'altra metà perfetta con la quale sentirsi un tutt'uno.. Strange illusion?

9:15 PM, luglio 03, 2006  
Blogger Amministratrice delle girls said...

Confesso, non l'ho letta... volevo solo salutare! :-)
Bernadette

9:18 PM, luglio 03, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Mi dispiace per tutte le persone che hanno trovato questa poesia così illuminante ma a me purtroppo non ha trasmesso assolutamente niente.Senza contare che dalle prime 3 righe della favola si capisce come va a finire....non credo che io ed Hesse siamo sulla stessa lunghezza d'onda.
Paolo

2:44 AM, luglio 04, 2006  
Blogger sonia said...

-Düss:Benissimo, qui infatti non stiamo facendo un corso di letteratura, e il mio senso di lasciare questo post ancora per un po'
( a aprte che non ho proprio la testa di pensarne a altri, visto che sono sotto esami), in fondo è anche questo...passare, rileggerlo e farlo unpo' tuo!
Una buona giornata düss

-Giast:carissimo, sarebbe proprio bello, trovare l'altra parte della mela mancante, ma in fondo io ci continuo a sperare, anche se la concretezza della vita mi porta adomandarmi : Strange Illusion?"
buona giornata giast

-Bernadette:CARISSIMA, lei non sa che immenso picere mi ha fatto la sua visita!
Sono proprio felice di essere "incappata" nel vostro blog e di aver fatto la vostra straordinaria conoscenza!
Credo che sarò spesso da voi!
Una splendida gionata Bernadette, e mi saluti le altre! ;o)

6:42 AM, luglio 04, 2006  
Blogger sonia said...

GINGY: ma ciao carissima Gingi, come stai? hai finito la scuola? Sei stata promossa? ma penso di si, una bambina bella e diligente come te...
Ascolta cara, il Milo sta benissimo, digli al papy di cliccarti sulla foto di milo, che è qui è una foto recentissima, a spero che presto lo vedrai. Io sono sotto con gli esami, ma avremo modo di vederci presto.
Per il sinor Hesse, non preoccuparti,in alternativa, per capire quello che c'è scritto qui, o leggi quello che ha scritto Carmen nei commenti, o ascolti la canzone di Eros Ramazzotti "favola".
Un bacione cara Gingi e a presto, la prossima volta vedrò di pubblicare una favola un po' piu semplice,più adeguata a una bimba della tua età.
Saluta il papà!

6:50 AM, luglio 04, 2006  
Blogger sonia said...

Paolo: ma non fa nulla, se questa favola ti ha dato questo, non c'è problema...qui non si giudica e non si critica nessuno!;o) Se hai sentito questo va bene.
A parte la favola, mi ha fatto piacere risentirti e rivederti qui. Vedrò di farmi anche sentire non appena possibile. Un abbraccio

6:52 AM, luglio 04, 2006  
Blogger sonia said...

A TUTTI: come avete già sentito in altri commenti io sta settimana sono abbastanza presa per motivi universitari, non riesco a pensare ad altri post. Sarò comunque qui in zona e vi verrò a visitare, indipendentemente dal mio, che fino a che non mi faccio sta mazzata d'esame non penso di cambiarlo!
Comunque per qualsiasi cosa lasciatemi anche un vostro messaggio. Le vostre visite sono sempre gradite!
Buona giornata a Tutti, e...visto che oggi è martedì 04.07.06 lo dico qui: "LE BOGGERS IENE PORTANO BENE!";o)

6:57 AM, luglio 04, 2006  
Blogger Pier said...

Conoscevo la canzone di Ramazzotti ma non la favola originale alla quale si era ispirato. Direi che musicalmente ha reso molto bene il racconto.
Il senso di tutto credo sia proprio la capacità di trasformarsi ma soprattutto quella di stupirsi e vedere il mondo (tanto per citare ancora Ramazzotti) con gli occhi di un bambino...
In bocca al lupo per i tuoi impegni universitari, Sonia!

8:44 AM, luglio 04, 2006  
Anonymous Anonimo said...

Buona Giornata a te bla-bla girl...

Frank

10:18 AM, luglio 04, 2006  
Blogger Düsseldorfer said...

In bocca la lupo per gli esami che sono sicuro passerai a pieni voti!

2:53 PM, luglio 04, 2006  
Anonymous gidibao said...

buon studio ed in bocca al lupo jenetta ;)

7:47 PM, luglio 04, 2006  
Blogger sonia said...

Mi dispiace ragazzi!!!!ma LE BLOGGERS IENE, ancora una volta hanno potato bene...hihihihi
2-O!!!!!!!!!!

12:12 AM, luglio 05, 2006  
Blogger Düsseldorfer said...

Grande Sonia, un talismano umano! :)

W LE BLOGGERS IENE! :o))))))

1:12 AM, luglio 05, 2006  
Blogger sonia said...

-Pier:ah si non lo conoscevi? E invece...a me piace un mondo quella canzone! Comunque sia,prima che ascoltassi la canzone, ho acquistato prima il libricino (ti parlo già di diversi annia fa),è una favola illustrata proprio con i disegni dell'autore.

-Frank:Buona Giornata a te!

-düss e gidi: Che crepi quel lupo!

Una buona giornata a tutti!

8:46 AM, luglio 05, 2006  
Anonymous Anonimo said...

I-TA-LIA!!!
I-TA-LIA!!!
I-TA-LIA!!!

partita stupenda con un finale da brividi!

ma i tedeschi ce ne sono in giro oggi?
si stanno ancora asciugando le lacrime...ahahahah!

ciao sonia e buona giornata!!!

Frank

11:34 AM, luglio 05, 2006  

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